Di Claudio Lolli, 1980

I musicisti sono matematici, sono dei logici con l’acqua alla gola
e anche inquilini di quell’universo sfitto che non potrebbe abitare la parola
sono i profeti del mistero del silenzio, i tiratori scelti della fantasia
credono solo nel reticolo sensibile in cui la violenza incrocia la malinconia
Sono i cantori muti di metropoli, carta vetrata scivolata nella gola
oppure sono nati contadini e allora cantano per un’estate sola
caduti al mondo come da una cometa, consumatori di mancanza di memoria
non riempiranno mai i tuoi libri di storia come i girovaghi non riempiono una meta

I musicisti stanno tra parentesi, sono i due punti tra la musica e la vita
appesi al cielo da troppa forza centrifuga toccano spesso anche la terra con le dita
fanno i funamboli sopra una corda tesa tra un soffio e l’altro di un cuore mai maturo
sul marciapiede frequentato dal rumore, sono la variabile presente del futuro
I musicisti vivono sui treni per timidezza e perché è terra di nessuno
ma non si può dire che non amino la notte o che non sappiano resistere al digiuno
la loro anima ha colpi di vertigine tra la paura, la dolcezza e l’incoscienza
muoiono forse per un colpo di triangolo, mai di dolore e nemmeno di coerenza

I musicisti sono dei falsari, nessun’anagrafe li ha ancora registrati
sono dei malviventi senza un’anima gemella, non sono un esercito e nemmeno disarmati
come ingegneri di una macchina invisibile che è impossibile azionare con la mano
come le pulci acrobatiche di un circo retto dall’anima algebrica di un nano
Contrabbandieri di sospiri e aria compressa sotto le regole innocenti degli accordi
per ritrovarsi poi continuamente in perdita di fronte all’ordine enigmatico dei sordi
agenti segreti stipendiati dall’ignoto, secondo alcuni discendenti da una spia
perdono solo per lasciarlo vuoto e per non diventare una categoria.

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