Di Renzo Zenobi, 1976

Amava un pianoforte di vetro caldo ancora non soffiato
io credo fu un errore…si prese l’anima insieme alle mie mani
Persone distratte che non sognano a colori
che non colgono note per far la coda agli aquiloni
mi guardano nel circo troppo povero per i leoni
e gli acrobati in vestaglia sono le loro occupazioni
Il mio ponte ha un’arcata forse facile – ha una pianta malata di illusioni
Nel sole o alla battaglia regala tessere per mille pacchi dono
consola le giostre vuote sopra una foto di molti anni prima
La musica mi ha visto mentre fuggivo dall’amore
che stringevo i miei denti contro l’ultimo dolore
La musica è cresciuta come un albero nella mente
niente pane fra i suoi rami, solo sconfitte e chiodi per la gente
e la luna questa sera ha solo nuvole, ha un guardiano, una radio e il suo notturno
Guarda piove agli alberi, alla terra, sui vetri in ospedale
e sopra vagoni e cortili di caserma, sui campi d’orzo da sudare
troppe volte cercavo tasche larghe alle mie dita, santità in dieci lezioni
foglie stanche di andare sul selciato vorrebbero una collezione
un flauto di sambuco è bastato ai miei occhi per non vedere
Nei posti più diversi ho raccontato sulle mie corde storie,
per la gente la più diversa ho costruito colline di candito
La musica è venuta ogni volta che ho chiamato
ogni volta che un tuono il suo lampo ha cancellato
La musica è volata oltre le cime, sopra le croci
Non ha gioia, né amore, non conosce le loro voci
e vorrei per te, amico, solo un attimo senza pensare alla tua strada di sassi

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